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Ultimo aggiornamento: 14 agosto 2021

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Il marketing "maledetto" dei suoni binaurali e delle cyber-droghe

 

 

A cura di Alessandra Brusegan  -  Business Copywriter  -  conimmensacura.it

 

 

Photo by Spencer Imbrock on Unsplash

Per definizione, l’attività di marketing ha la finalità di avvicinarsi ai potenziali clienti e generare in loro un desiderio per far sì che acquistino un prodotto/servizio.

Si può dire che una campagna di marketing ha successo quando riesce a creare intorno ad un prodotto, un’aura di potere seducente a cui non si può resistere.

E quella creata intorno ai suoni binaurali, ovvero alle moderne cyber-droghe, è una campagna di marketing ben costruita e ben riuscita.

Quando si parla di "droghe", certo, occorre un marketing diverso, "maledetto" direi: i concetti devono essere ribaltati perché funzionino.

I vantaggi da esaltare sono gli effetti psicotropi, le allucinazioni, gli stati di percezione alterata.

Il meccanismo che scatena gli effetti deve basarsi su evidenze scientifiche per avere valore e non essere smentito.

E per le stesse ragioni, il prezzo da pagare deve andare oltre il costo di acquisto: deve puntare al rischio di sviluppare una dipendenza e al compiacimento che deriva dal fare, in modo consapevole, qualcosa che ha effetti sconosciuti e potenzialmente pericolosi.

 

iDoser: app di suoni o di stupefacenti?

iDoser è un esempio eccellente di questo marketing riuscito.

È un’app a pagamento che consente di fare esperienze con dei suoni binaurali che promettono di generare effetti diversi.

 

Il suo marketing ha tutti gli elementi chiave citati prima:

- promuove effetti stupefacenti dei suoni che propone

- assegna ai prodotti naming particolarmente evocativi/oscuri

- cita concetti scientifici senza però spiegarli

- lascia una sensazione di mistero sull’efficacia dei risultati, amplificandone così il fascino.

 

Mi riferisco volontariamente ad una sensazione di mistero perché - trovata geniale! – fin dalla prima schermata c’è un avvertimento in cui chi commercializza l’app si dissocia dagli eventuali effetti sulla salute e sul comportamento psicologico/psichico derivante dall’ascolto. Ma, allo stesso tempo, ne sconsiglia l’uso a chi soffre di epilessia o fotosensibilità.

Quindi, in sostanza, nessuna dichiarazione esplicita sul fatto che ci saranno effetti sul cervello e, al contempo, l’inequivocabile assunzione di distanza dalle conseguenze: dico che è geniale perché è un modo meravigliosamente costruito per aumentare il velo di mistero intorno a questi suoni.

Non dimentichiamo, infatti, che quando si tratta di esperienze sensoriali, l’autosuggestione ha una parte importante sull’effetto finale e la sola possibilità di poter sperimentare una sensazione “stupefacente” aumenta la probabilità di percepirla, anche di fronte ad uno stimolo sostanzialmente neutro.

 

Cosa sono i suoni binaurali? Hanno davvero effetto sul cervello?

I suoni binaurali sono suoni emessi a due diverse frequenze che raggiungono contemporaneamente le nostre due orecchie che, per la loro fisiologia, sono in grado di percepire i suoni separatamente.

Quindi, in sostanza, l’orecchio destro e quello sinistro sono esposti a suoni simili ma leggermente diversi tra loro: a livello conscio non sentiamo nessuna differenza, ma a livello cerebrale la differenza di hertz è percepita.

Ipotizziamo, per esempio, che l’orecchio sinistro ascolti un suono che ha una frequenza di 220 Hz e che il destro ne ascolti, in contemporanea, uno a 224 Hz. Il nostro cervello percepisce questa differenza di 4 Hz sotto forma di suono binaurale.

E fino a qui nulla di soprannaturale.

 

Ma come fa questa differenza di frequenza ad avere un impatto sul nostro comportamento?

 

È il concetto di brainwave synchronization a spiegarlo: ovvero il fatto che se il nostro cervello è sottoposto a stimoli (visivi, sonori, elettrici o elettromagnetici) di una certa frequenza, la sua naturale tendenza è quella di sincronizzarsi ad essi.

Diversi studi recenti hanno confermato ricerche sperimentali e prospettive cliniche della sincronizzazione delle onde cerebrali attraverso la stimolazione con suoni, luci e onde elettromagnetiche a certe frequenze. Quello di cui, però, non c’è ancora evidenza è che il suono binaurale possa essere considerato una vera e propria stimolazione in questo senso.

Per dirla in modo più semplice: la ricerca ha dimostrato che se un soggetto sveglio e attivo (quindi con un cervello che emette onde Beta, ovvero tra i 14 e i 40 Hz) viene sottoposto ad una stimolazione sensoriale a 10 Hz di frequenza, il suo cervello tenderebbe a modificare la sua frequenza – diminuendola in questo caso - nella direzione delle onde Alfa (tra gli 8 e i 12 Hz).

L’assunto su cui si basa iDoser è che anche la differenza di frequenza tra i suoni binaurali emessi sia in grado di generare lo stesso effetto di brainwave synchronization.

Il che non è provato, ma nemmeno escluso.

 

Che effetti danno le stimolazioni di iDoser?

Prima di parlare degli effetti promessi dai suoni binaurali, serve un piccolo focus sulle onde cerebrali.

Prima ho nominato solo le onde Alfa e Beta, ma il nostro cervello emette altre gamme di frequenza nella sua attività elettrica, a seconda dello stato in cui si trova.

 

Eccole in ordine di frequenza:

- onde Delta, tra 0,5-4 Hz: sono le onde del sonno profondo

- onde Theta, tra 5-8 Hz: sono le onde dei sogni lucidi, della trance, dell’ipnosi, degli stati preconsci prima del risveglio e poco prima di addormentarsi

- onde Alfa, tra 8-12 Hz: tipiche della veglia ad occhi chiusi, dell’attenzione rilassata

- onde Beta, tra 4-40 Hz: si registrano nello stato di veglia cosciente

- onde Gamma tra 26-100 H: sono associate ad attività mentali superiori.

 

iDoser propone più di 150 esperienze uditive di diversa durata che hanno nomi che fanno pensare a stati o percezioni connessi con le frequenze qui sopra richiamate, e che qualche volta hanno nomi che effettivamente evocano quello di farmaci e droghe, come LSD, Popper, Ecstasy, Xanak, Valim, Cocaethylene.

Quello che viene promosso e pubblicizzato è il raggiungimento, grazie all’ascolto di una o più sequenze, di stati mentali particolari come una concentrazione eccezionale, una creatività o un’intuizione spiccate, il massimo relax. Ma anche altissimi livelli cognitivi oppure ipnosi, eccitazione fisica, sonno lucido, viaggio, visione profonda….

Si leggono diverse opinioni a riguardo, qualcuno dice di aver la sensazione di un cervello sollecitato o racconta di reazioni che vanno dall’eccitazione al rilassamento.

Qualcuno mette in allerta gli utenti dicendo che queste esperienze generano dipendenza anche se, al momento attuale, non esiste una prova scientifica degli effetti di dipendenza o assuefazione sul cervello.

E non ci sono evidenze nemmeno sui rischi per la salute derivanti dall'uso di queste cyber-droghe.

 

La mia esperienza personale

Io ho provato personalmente alcune di queste sequenze sonore.

Prima di tutto mi sento di precisare che non è affatto musica quella che si ascolta, ma è decisamente rumore!

C’è una costante in tutte le sequenze che ho provato io: questo suono di sottofondo che sembra una ventola che gira per intenderci, un vum-vum-vum-vum ripetuto, che non è piacevolissimo! È un rumore freddo e buio a mio gusto e più si aumenta il volume, più crea stordimento.

A questo rumore vengono poi aggiunti suoni che qualche volta fanno pensare a delle interferenze radio e che altre volte sembrano suoni di campane tibetane e campanelle. Qualche sequenza contiene note musicali e brevi melodie di musica elettronica.

Le mie sensazioni sono state molto diverse a seconda dello stato d’animo e della predisposizione in cui mi trovavo ascoltandole.

Sentire queste sequenze in uno stato di relax ha generato in me un vero e proprio effetto meditativo, sono sincera: l’attenzione che inevitabilmente ho concesso ai suoni e alle sensazioni che ne derivavano mi ha connesso al presente e mi ha lasciato una sensazione di mindfulness sfociata, poi, in uno stato di quiete e benessere.

Diverso è stato ascoltare le sequenze facendo altre attività: per esempio scrivendo, camminando, facendo attività fisica. In questi casi le mie sensazioni si sono rivelate decisamente negative, sentivo fastidio e mi sono ritrovata più irritata e nervosa di quando ho iniziato ad ascoltare. Ho apprezzato moltissimo la sensazione di silenzio e freschezza nel togliere le cuffie.

Ho provato l’app per alcuni giorni e, sinceramente, non ho sviluppato forme di dipendenza o addiction.

 

Un marketing ben fatto e ben studiato

I suoni, lo abbiamo detto spesso, hanno un’influenza enorme sulle nostre emozioni sia per la stimolazione che generano a livello sensoriale, sia per i ricordi che inevitabilmente leghiamo loro nel corso della nostra vita e delle esperienze che viviamo.

Le cyber-droghe sonore generano davvero delle sensazioni che, per qualcuno, potranno anche rivelarsi stupefacenti in effetti!

Ma non c’è dubbio che questa sfera di buio, di illegalità e di pericolo che è stata intenzionalmente creata intorno ai suoni binaurali e ai loro effetti crei una forte attrazione verso questi suoni e questi servizi.

Attrazione che, mescolata a un po’ di suggestione e ad un naming decisamente border line, sono una ricetta perfetta di marketing!.

 

 

 

 

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