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L’utilizzo degli spazi pubblici. Apriamoci a possibili alternative
Febbraio
2026 - A cura di Luciano Mattevi -
Ideatore e Direttore di
Inquinamentoacustico.it
Pur tuttavia, perdurano le accese contrapposizioni tra i fautori di spazi nei quali le persone possano radunarsi, giustificati dall’esigenza di svago, e quelli che, a ridosso di tali luoghi, lavorano, studiano e necessitano di fruire delle più elementari e normali esigenze domestiche. Per cercare di addivenire ad un'analisi obiettiva basterebbe, semplicemente, cercare di immedesimarsi in coloro con gli è impedito o, semplicemente, ostacolato di usufruire di un bene primario, quello di dormire, senza contare l'ingente perdita di valore degli immobili. Questo consentirebbe di arrivare a meglio soppesare le esigenze di coloro che avanzano le pretese del divertimento, fra le cui pieghe rischiano, in certi casi, di annidarsi ben altri interessi, anche di natura economica. Infatti, in molti dei casi portati all’attenzione delle cronache, gli spazi pubblici costituiscono un'appetibile propaggine degli spazi utilizzati dagli operatori che possono in tal modo usufruire anche dello spazio pubblico per soddisfare le loro utenze, utilizzando le piazze o la pubblica via. Inoltre, per rendere ancora più appetibile questa attrattiva, viene spesso servita la diffusione di musica ad alto volume. A tal riguardo, la relazione che lega i volumi della musica al il consumo di alcool è nota oramai da tempo. Infatti, stando ai risultati di diverse ricerche, v'è una chiara correlazione tra il volume della musica ed il consumo di alcol, osservando che: più alto è il volume, più si beve. Tra questi, spicca lo studio condotto da Nicholas Guegen assieme ai colleghi dell’Università della Bretagna del Sud (Francia) i quali hanno "arruolato" 70 frequentatori abituali di discoteche francesi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista "Alcoholism: Clinical & Experimental Research", da cui è emerso che, se normalmente il numero medio di birre o superalcolici ordinati dai ragazzi era di 2,6, con la musica più alta si passava a 3,4, con il risultato che si può essere più scoordinati, si perde il controllo delle azioni e si può essere anche più "spigliati".
Il Rumore può certamente costituire un fattore di degrado di un ambiente, oltreché uno dei motivi per far allontanare le persone da quei luoghi. Per questo ciascuno di noi, nessuno escluso, compete il ruolo di impegnarsi per cercare di limitare le cause del degrado e, di conseguenza, agevolare un riavvicinamento di quelle persone che conservano esigenze diverse, dacché "i suoni hanno un valore etico" (Albert Mayr). Ciò per ricostruire quella "composizione di suoni" fatta anche di innumerevoli sorgenti antropiche, le quali necessitano tuttavia di esprimere un loro "giusto volume", affinché riescano a comporre l’ambiente sonoro nel quale viviamo. Per questo, cresce sempre più l’esigenza di disporre di figure responsabili ed autorevoli, al posto di quelle compiacenti, se non addirittura silenti, evitando di far crescente il disagio per non aver fatto osservare le più basilari regole di civile convivenza, poiché "il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce" (Tucidide).
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