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Ultimo aggiornamento: 01 ottobre 2021

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Il prendersi cura

 

 

A cura della Dott.ssa Elena Cipani - Psicologa (Sito web: elenacipanipsicologa.it)

 

 

Che cosa significa prendersi cura?

Prendersi cura significa avere l’atteggiamento mentale, affettivo ed emotivo che ci permetta di sviluppare e rafforzare le attenzioni adeguate per tutelare noi stessi e tutto ciò ci circonda.

Si tratta da un lato di avere le conoscenze di ciò che possa essere potenzialmente un comportamento corretto o meno, dall’altro di accrescere e consolidare l’assetto emotivo che ci consenta di pensare alle persone e alle cose che facciamo con dedizione, impegno e amore.

Perché parlare del “prendersi cura” su una rivista di inquinamento acustico?

Perché l’inquinamento acustico, come tutti gli altri tipi di inquinamento, deriva dalla difficoltà di prendersi cura e tutelare l’ambiente in cui si vive con ripercussioni sulla vita delle persone.

Talvolta si tende a pensare alla cura come a qualcosa che si fa per guarire e per riprendersi da uno stato di malessere o di malattia ma a considerare meno la parte di cura legata alla prevenzione. Però se si riescono a tenere in mente entrambi gli aspetti si può facilmente osservare quanto, in tutto ciò che facciamo, il concetto di cura sia presente.

Da dove nasce l’atteggiamento di cura?

La propensione alla cura per se stessi, per gli altri e per l’ambiente è qualcosa che abbiamo dentro di noi da sempre. Alcune persone riescono a sviluppare e ampliare e il proprio potenziale di cura mentre altre persone tendono ad accantonare questa caratteristica e a trovarsi inconsapevolmente nell’incapacità di ascoltare i bisogni più profondi della persona, anche i propri.

Se da cosa nasce cosa, potremmo dire che da cura nasce cura: se abbiamo vissuto una quotidianità con persone che sono state capaci di prendersi cura di noi, quasi automaticamente saremo in grado di fare la stessa cosa: come avere dentro un seme che in condizioni adeguate può germogliare.

Se tali condizioni non ci sono state, potremmo trovarci a vivere difficoltà personali, relazionali o lavorative. In tal caso potremo decidere di lavorare su noi stessi per riprendere a volerci bene e a stare bene con gli altri.

Ma non dimentichiamo che esiste anche la situazione in cui pensiamo di avere ricevuto tutte le cure del mondo ma queste cure ci sono state date in modo distorto: stiamo parlando delle cure che vengono in effetti date che però non corrispondono ai reali e profondi bisogni della persona. Un esempio è quando un bambino viene riempito di regali e di cose concrete ma gli manca l’attenzione vera e l’ascolto di cosa veramente prova. Senza questo tipo di ascolto, questo bambino imparerà ad appagarsi con cose esterne e superficiali, sarà in difficoltà ad ascoltare i propri bisogni e quelli degli altri.

Viene minata la capacità di mettersi nei panni degli altri, fondamento dell’empatia e della cura vera: quella che passa dall’essere e non dall’avere.

La conseguenza è la difficoltà di immedesimarsi nelle situazioni che altri stanno vivendo, di pensare “potrebbe succedere anche a me” o “come mi sentirei in quella situazione?”.

Può essere faticoso avvicinarsi ad una sofferenza emotiva, potremmo pensare che non serva a nulla perché non possiamo fare concretamente niente per aiutare l’altro. Però, la capacità di immedesimazione è una delle cose che ci dà umanità, toglie arroganza, riduce gli atteggiamenti giudicanti, ci aiuta a condividere, a crescere come persone e con le persone.

Riprendendo il tema dell’inquinamento acustico, l’atteggiamento di cura si può sviluppare su vari livelli:

cura di sé: è rappresentata dal difendere i propri spazi, tutelandosi il più possibile dal rumore per gli effetti che esso ha sulla salute psicofisica della persona. L’inquinamento acustico può provocare vari effetti negativi sulla salute: danni all’apparato uditivo, aumento della pressione arteriosa e della frequenza respiratoria, disturbi del sonno, disturbi all’apparato gastrointestinale, indebolimento del sistema immunitario, interferenze sullo studio e su tutti i lavori di tipo intellettuale con calo del rendimento;

cura degli altri: è l’attenzione volta a non invadere lo “spazio” degli altri con rumori molesti. Si tratta di saper rispettare gli orari del riposo per svolgere attività rumorose, utilizzare tutti gli accorgimenti possibili per ridurre le emissioni di rumore dalla propria abitazione per non disturbare il vicinato (per esempio, evitare di utilizzare scarpe rumorose in casa, utilizzare i feltrini per le sedie, e così via...);

cura dell’ambiente: livelli elevati di rumore sono dannosi per la fauna terrestre e marina. Il rumore causato dalle attività umane provoca dei comportamenti negli animali che compromettono la loro sopravvivenza: provocano un aumento della mortalità, una riduzione della capacità riproduttiva e una maggiore tendenza alle migrazioni.

 

L’aspetto della cura di sé è il più immediato e facile da pensare. In realtà i tre aspetti della cura sopra citati non devono essere pensati in modo sequenziale, piuttosto in senso circolare e interdipendente: non è possibile pensare alla cura di sé senza pensare agli altri e all’ambiente, non è possibile pensare di stare bene in un ambiente non curato.

 

 

 

 

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