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Dalle parole ai fatti

Settembre 2008 - A cura di Luciano Mattevi

 

Fin dall’antichità l’uomo ha compreso che il rumore può interferire negativamente sul benessere psico-fisico dell’individuo. Non a caso, risalgono a più di duemila anni fa le prime disposizioni per limitare il disturbo generato da attività e mestieri rumorosi, vietando, ad esempio, in determinati periodi della giornata, il transito dei carri con le merci all'interno dei quartieri più abietti o, più generalmente, confinando tali attività sul perimetro esterno delle città.

Da allora molto tempo è passato ma solo in questi ultimi decenni disponiamo di regole basate su parametri oggettivi (misure strumentali) attraverso i quali definire delle soglie limite al rumore, sia per gli ambienti di lavoro, sia per gli ambienti di vita. Ciò nonostante, la gran parte della popolazione è esposta a livelli di rumore giudicati dall’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) eccessivi, specie per quel che riguarda il rumore da traffico stradale e, in generale, da infrastrutture di trasporto.

Credo non vi sia alcuna necessità di rimarcare l’attenzione sugli effetti indotti dal rumore, un agente subdolo poiché colpisce, innanzitutto, la psiche dell’individuo, alterandone l’umore e i comportamenti e, nelle forme più acute, generando effetti fisiologici degenerativi. Ciò nonostante, l’attenzione verso tale problematica è assai scarsa, specie da parte di coloro che, per primi, sono chiamati a tutelare la salute dei cittadini.

Purtroppo, ancor oggi, il problema rumore viene affrontato, il più delle volte, solo quando il disturbo ha oltrepassato il grado di sopportazione della popolazione esposta, venendo meno quella fase, di primaria importanza, che è la prevenzione.

Studi, pubblicazioni, analisi strumentali riempiono le scrivanie delle varie Amministrazioni e, spesso, tale materiale non va oltre qualche pubblica assemblea o convegno sul tema. Poche sono, invece, le azioni concrete attraverso le quali garantire ai cittadini una vera, tangibile ed efficace risposta al problema rumore. Infatti, sono tutt'oggi numerose le Amministrazioni comunali prive di un Piano di Classificazione Acustica, ancora meno quelle che hanno adottato un Piano di Risanamento Acustico, pochissime coloro che hanno introdotto, nelle norme di attuazione ai piani regolatori generali, disposizioni in materia di requisiti acustici passivi degli edifici. Vere eccezioni sono, infine, quelle Amministrazioni che richiedono sistematicamente una valutazione di impatto acustico per le nuove attività, una valutazione del clima acustico per i nuovi edifici abitativi costruiti a ridosso di infrastrutture stradali e un collaudo acustico relativo ai requisiti di fonoisolamento, per le nuove abitazioni. La lista potrebbe proseguire ma i termini della questione certamente non cambierebbero. Le norme indubbiamente non mancano, anzi, per certi versi sono forse troppe e, sovente, ignorate a causa della loro specificità che risulta, ai più, incomprensibile.

Ho spesso assistito a prolungate discussioni circa l’importanza della metodologia di misura, la qualità dei diversi programmi di calcolo previsionali, la criticità delle diverse tecniche d’indagine fonometriche; aspetti certamente importanti per esporre dati coerenti alla realtà, ma di scarso interesse per tutti coloro, e sono davvero tanti, che attendono da anni l’istallazione di barriere antirumore lungo una ferrovia, lungo un’arteria stradale o la delocalizzazione di un’azienda rumorosa o che, addirittura, sono costretti ad accollarsi l’onere di un contenzioso civile, perché l’abitazione che hanno appena acquistato ha uno scarso isolamento acustico. Tutto questo giacché i tempi delle Amministrazioni sono lunghi, gli iter autorizzattivi prevedono procedure che gli stessi funzionari ignorano o non “ricordano” di dover far applicare, con il risultato che i disturbi da rumore continuano, inesorabilmente, a crescere e ai cittadini coinvolti non resta che affidarsi allo strumento della contestazione.

Vivere in un ambiente silenzioso stimola la tranquillità e favorisce la cura delle proprie abitudini quotidiane, mentre per coloro che soffrono di determinate patologie, è stato dimostrato che ne accelera la guarigione. Non a caso, le civiltà più evolute hanno posto particolare attenzione a questo fenomeno, a tutela del singolo e nell’interesse della collettività.
 

 

 

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