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Agire per limitare il rumore, esigenza del vivere civile

Ottobre 2011 - A cura di Luciano Mattevi

 

Lo sviluppo industriale di inizio secolo ha portato la società moderna a doversi confrontare, mai come prima, con i disagi connessi al rumore, per molti, ancor oggi, considerato il "prezzo del progresso". Nei primi anni del ‘900, la velocità ed il rumore rappresentavano il contrassegno dei nuovi mezzi di trasporto, segni distintivi di una nuova epoca. Nel Manifesto del futurismo, vengono, non a caso, esaltati la forza, il lavoro, la corsa ruggente dell’automobile, il rumore diviene dunque il simbolo attraverso cui decantare la tecnologia della società capitalista. Non si è dovuto però attendere molto tempo per conoscere gli effetti di un simile "imprudente" agire sulla psiche e sul fisico dell’uomo, confermando la visione del dottor Robert Koch, insigne medico igienista tedesco (1843-1910), il quale ammonì che "Un giorno, l'uomo dovrà lottare contro il rumore come ha fatto contro il colera e la peste".

A distanza di oltre un secolo il nostro rapporto con l’ambiente è rimasto, per certi versi, lo stesso. Le aree urbane sono divenute nel frattempo più estese, sono cresciute le aree industriali, sono state costruite nuove strade, linee ferroviarie e nuovi aeroporti, nel quasi completo disinteresse circa i possibili effetti che queste nuove opere potevano indurre sulla salute dell’uomo.

Il rapporto pubblicato quest'anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal titolo "Effetti sanitari dell'inquinamento acustico urbano" mostra chiaramente quali sono gli effetti del rumore sulla salute delle persone, volendo, nel contempo, presentare un monito al mondo politico affinché provveda al più presto all’emanazione di adeguati strumenti di salvaguardia da tale forma di inquinamento ambientale.

L’Italia si è dotata del primo testo che disciplina la protezione dall’inquinamento acustico con l’emanazione del d.P.C.M. 1° marzo 1991, ovvero appena vent’anni or sono. Da allora sono stati compiuti molti passi avanti per sviluppare e completare l’attuale serie di misure comunitarie relative alle emissioni acustiche prodotte dalle principali sorgenti, dalle quali verranno elaborate misure complementari per il breve, medio e lungo periodo.

Nell’ottica di assicurare un elevato livello di tutela della salute, grazie ad una ridotta esposizione al rumore, si inserisce il lavoro diretto dall’Ente Nazionale Italiano di Unificazione (UNI) in materia di isolamento acustico degli edifici, che ha portato alla stesura della UNI 11367: 2010 "Acustica in edilizia - classificazione acustica delle unità immobiliari - Procedura di valutazione e verifica in opera", la quale si prefigge di far crescere la qualità e migliorare il comfort abitativo dei nuovi edifici, fornendo nel contempo un utile strumento, ancorché su base volontaria, attraverso cui poter riconoscere, per mezzo di semplici indicatori, le prestazioni acustiche delle unità immobiliari, prevedendo una suddivisione in "classi", a partire dalla classe I, quella più silenziosa, alla classe IV, quella più rumorosa, analogamente a quanto da tempo avviene con successo con la certificazione energetica.

Costruire edifici acusticamente isolati può migliorare lo stato psicofisico dell’individuo, facendo riscoprire l’emozione di poter percepire, semplicemente, il "silenzio". Affinché ciò avvenga, risulta quindi necessario incentivare la costruzione di "involucri edilizi" in grado di proteggere gli occupanti dai rumori che provengono dall’esterno, ma anche dai rumori che possono essere prodotti all’interno dello stesso stabile. Non è un caso se i rumori di vicinato, all’interno dei condomini, figurano ancor’oggi fra le principali cause di lite nelle vertenze civili istituite in Italia.

Per conseguire questo importante obiettivo, dovranno necessariamente venir sviluppate nuove tecniche costruttive in grado di proteggere quanti esposti a rumori indesiderati, malgrado la reticenza espressa da quel "zoccolo duro" di professionisti, imprese e maestranze inclini a voler cambiare le proprie abitudini, benché sia oramai comprovato come tali nuovi metodi costruttivi possano essere in grado di far nascere nuove professioni, di cui il mondo del lavoro è oggi carente.

Difendere l’ambiente in cui viviamo non è solo un nostro preciso dovere, ma è diventato oramai un’incombente necessità, se vorremmo consegnare alle generazioni future un mondo meno rumoroso di come lo abbiamo ricevuto.
 

 

 

 

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