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Quanto possono essere affidabili i software di acustica in edilizia?

Agosto 2011 - A cura di Marcello Brugola, Franco Pacini e Chiara Viazzo

 

Molti professionisti fanno oramai largo uso di sistemi di calcolo computerizzati. La capacità di elaborare un gran numero di dati in tempi ristretti rappresenta certamente un grosso vantaggio. Anche nel campo dell’acustica sono oramai diffusi tali sistemi, ampiamente utilizzati nel corso delle valutazioni previsionali del rumore prodotto da attività e infrastrutture, ma anche nel campo dell’acustica in edilizia, dove la progettazione necessita di seguire precise regole di valutazione per assicurare all’edificio prestazioni acustiche adeguate ai nuovi canoni imposti, ad esempio, dalla recente norma UNI 11367 "Acustica in edilizia - Classificazione Acustica delle unità Immobiliari". Sapersi districare fra le numerose proposte non è sempre facile, anche perché, di solito, i problemi sorgono solo quando vengono impiegati questi software.

Fra i maggiori problemi rilevati vi è senza dubbio la limitata possibilità di poter implementare i database, di cui tali sistemi fanno uso, con i valori che caratterizzano le prestazioni acustiche delle singole partizioni, adattandole alle differenti tipologie che contrassegnano il variegato patrimonio edilizio.

Alcuni tecnici si sono adeguati, aggiornando o creando degli appositi database personalizzati, inserendo le prestazioni acustiche dei diversi materiali impiegati. Un lavoro spesso difficile e ricco di insidie più o meno nascoste. A cominciare dagli stessi produttori di materiali, i quali riportano nei propri dépliant dati poco confrontabili, se non addirittura incompleti. Non va certo meglio con i laboratori di prova, dai quali è spesso difficile ottenere informazioni al riguardo. Infine, non resta che affidarsi alle stesse aziende creatrici o fornitrici dei software, ma anche in questi casi, di sovente, le risposte non sono all’altezza delle aspettative richieste. Oltretutto, non bisogna dimenticare che la precisione di questi sistemi di calcolo alle volte risulta inadeguata, specie nei valori di isolamento acustico fra ambienti attigui. A questo punto, viene da chiedersi in che misura ci si possa affidare ai risultati espressi dai calcoli, dato che pare essere più importante l'esperienza in cantiere più che la carta stampata delle relazioni. Insomma, come possono ingegneri, architetti e geometri (non acustici) fidarsi a firmare un'autodichiarazione (asseverata!) sui requisiti passivi, per di più utilizzando software che propongono, per primi, dati non attendibili?

Non pare il caso qui di riportarli, ma esistono documenti in cui gli errori sono talmente grossolani da raggiungere valori assai elevati. Di recente un tecnico, ha indicato per una facciata dotata di due porte finestra di grosse dimensione un valore di isolamento acustico standardizzato di facciata (D2m,nT) di 63 dB. Avete letto bene: sessantatré decibel per una facciata! Ora, questo è solo uno, benché eclatante, dei tanti esempi. Ciò nonostante, in linea di massima i risultati che derivano dai software in commercio sono più o meno identici, ovvero estremamente ottimistici. Nel caso citato, l’errore era ovviamente palese: bastava semplicemente verificare il fattore di correzione applicato per rendersi conto dello sbaglio, tuttavia il problema è un altro.

In passato, quando i software non erano ancora nati, era necessario creare un database dei materiali, ma soprattutto una raccolta delle prove in opera, e ancora oggi, alcuni tecnici esprimono una certa riluttanza all'uso di questi strumenti informatici, giacché critici sulla loro affidabilità, o meglio, sulla capacita di avvicinarsi ai risultati reali in opera.

Certamente, alcuni software sono più affidabili di altri, ma, per ovvie ragioni, hanno anche costi più elevati, benché non sia sempre valida la regola che i software più costosi sono anche quelli migliori, tuttavia è altrettanto vero che quelli meno costosi hanno qualcosina meno degli altri. In ogni caso, fin tanto che non verranno sviluppati software semplici da usare, e che siano in grado di fornire risultati congrui alle diverse aspettative, è preferibile continuare nei conti “a mano”.

Coloro i quali hanno avuto la sfortuna, o fortuna, di intraprendere gli studi in un momento in cui gli elaboratori ed i software erano all'inizio, avevano un vantaggio, i Professori dell'epoca ripetevano un Mantra: "i Computer danno un risultato numerico: sta a voi capire se il valore è giusto o meno. Se avete dubbi, fate i conti a mano e verificate. Non prendete mai il valore come oro colato, perché vale la regola: true input true output". Come avevano ragione!

Anche per i fonometri è stata la stessa cosa: una volta forse era più difficile eseguire una lettura attraverso l'oscillazione di un ago su una scala graduata, ma poi sono giunti gli apparecchi con il numerino, ai quali sono seguiti quelli con acquisizione digitale del segnale che hanno reso sicuramente più facile la visione di massima del fenomeno, tant’è che, anche se un tecnico non ha seguito un corso di metrologia o non è proprio ignorante in materia, dovrebbe riuscire a capire se il valore è corretto.

Per quanto riguarda i valori espressi dai certificati di laboratorio, occorrerebbe una discussione sulla serietà dei laboratori nazionali. Non di rado, all'estero, quando vedono un certificato italiano lo prendono con le pinze o lo infilano sotto tutti gli altri. La questione appare chiara quando si leggono attentamente le condizioni del certificato di un qualche laboratorio, in cui, dopo il primo capitolo, nel quale viene indicato che le misure sono eseguite secondo la norma UNI ISO 140 etc., etc., nelle successive pagine viene riportato, solitamente in piccolo, che il metodo usato è difforme da tale norma e quindi i risultati non sono confrontabili.

E che dire poi di quel episodio in cui un noto laboratorio ha dichiarato ai propri clienti che tutti i certificati prodotti negli ultimi 3 anni erano nulli perché sbagliati? Ma è mai possibile che vengano eseguite dei collaudi acustici su materassino anticalpestio di un metro quadrato? O peggio, considerare questo valore pari a quello riscontrabile in opera? Purtroppo, in quest’epoca, sembra che tutto debba essere predisposto in funzione del cliente, e non delle regole. Sono pochissimi i test di laboratorio di cui potersi fidare, e per fortuna questa diffidenza aiuta, molto spesso, nel prevenire un sacco di problemi.

Per fare un calcolo corretto non esiste una sola regola, purtroppo anche applicando le formule specifiche o quelle sperimentali c’è sempre un margine di errore, che a volte non dipende dall’operatore, ma dalle maestranze, dalla direzione lavori oltreché, ed in larga misura, dagli stessi progettisti che spesso dimenticano l’importanza della progettazione acustica, per ragioni di costi, per lacune o, più semplicemente, per convenienza. Così facendo, non potrà che essere alimentata l’idea del "chissenefrega se non c'è la progettazione acustica, perlomeno abbiamo risparmiato".

Nel caso dunque questi fattori "esterni" alla procedura di calcolo vengano individuati, i valori calcolati potranno discostarsi di poco, qualora invece venissero ignorati, non v’è calcolo che tenga. Infatti, accade frequentemente di vedere nei cantieri i mattoni messi longitudinalmente, semplicemente per non perdere tempo a romperli.

Una possibile soluzioni al problema potrebbe essere quella di usare il maggior numero di dati sperimentali, almeno nella statistica si è sicuri che del valore medio ci si può fidare. Tuttavia, per poter disporre di un database sufficientemente ampio servono anni di misure e lunghi tempi di ricerca su Internet, ma anche qui, attenzione a chi li presenta, devono essere laboratori certi e/o tecnici affidabili.

Fra i certificati migliori ci sono quelli del CSTB, dell'ACOUSTB e quelli Inglesi, di questi si può stare tranquilli, in alternativa le Università di Ferrara e di Parma, grazie al lavoro del Prof. Farina, hanno creato un ottimo team di professionisti. Se, invece, vengono presi a riferimento certificati di colleghi sconosciuti, è necessario valutare con attenzione i metodi di misura impiegati, le stratigrafie, e soprattutto i valori finali, ossia se questi sono coerenti con i dati sperimentali.

In definitiva, non è bene affidarsi unicamente ai software se prima non sono state eseguite delle misure in opera che confermino i valori teorici, vale a dire che il calcolo coincida, tolleranze permettendo, con quelli che il software ha restituito. Spesso risulta utile eseguire dapprima un semplice calcolo prudenziale, impiegando gli algoritmi legati alla "legge di massa", al quale apportare le dovute correzioni per gli effetti di risonanza e coincidenza, sottraendo ulteriori 2-3 dB per gli errori di montaggio in cantiere. I valori così ottenuti sono, mediamente, 5 dB più bassi di quelli di laboratorio, e molto di più per certi software, ma perlomeno si può stare tranquilli che il margine di errore è ridotto.

In ogni caso, ne vedremo ancora delle belle, sia dal punto di vista giuridico, sia da quello tecnico, se continueremo a perseverare nel complicarci la vita con decreti e regolamenti che vengono sfornati solo per convenienza di parte, fors'anche sostenuti da amministratori compiacenti, convinti di aver trovato un modo semplice per poter rimpinguare le casse pubbliche. E’ una visione pessimista? No, semplicemente realista, l'acustica in Italia è ancora una "cenerentola", nonostante, negli ultimi anni siano state promulgate delle apposite leggi, ma come dicono i tedeschi: "un conto è farle, un conto è farle rispettare".

 

 

 

 

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