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Ultimo aggiornamento: 05 dicembre 2015

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Ricerchiamo il silenzio

Novembre 2011 - A cura di Luciano Mattevi
 

Prendendo spunto da un tema caro al Santo Padre, tanto che qualche settimana fa lo stesso Pontefice lo ha elevato a live motive della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, in programma il 20 maggio 2012, dal tema "Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione", desidero iniziare a presentare l’argomento di questo mese, ovvero "Ricerchiamo il silenzio". La ricerca del silenzio quale prerogativa, come sostenuto da Benedetto XVI, dell’ascolto e della preghiera, in quanto "…i ragazzi di oggi sono esposti al rischio disumanizzarsi per il bombardamento di suoni, immagini e messaggi di ogni genere al quale sono esposti", anche perché "le città sono quasi sempre rumorose: raramente in esse c’è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre, in alcune zone anche di notte".

A prescindere delle professioni di fede che ognuno di noi custodisce nel proprio animo, ciò che emerge da tale proclamo non è tanto l’esaltazione dello spirito religioso quanto, più semplicemente, la necessità di porre, in chiara evidenza, come l’uomo necessiti di "quiete" e di "luoghi del silenzio" per poter scrutare da vicino il proprio animo; ed è anche per questa ragione che, fin dall’antichità, i luoghi di culto venivano eretti, frequentemente, in zone particolarmente silenziose, nei quali i soli suoni percepibili erano quelli prodotti dalla natura.

Alcuni anni fa, ho potuto sperimentare personalmente questo apparente avulso pensiero, nel mentre percorrevo un tratto di strada immersa nel cuore delle Alpi, lontano da centri abitati e in un periodo stagionale dalle scarse presenze turistiche, in un luogo in cui il silenzio regnava sovrano, restituendo anche solo per un breve momento quel luogo alla natura, come d'altronde è doveroso che sia, ai sui ritmi e alle sue più semplici "espressioni sonore". Ebbene, vi confesso che, fermatomi ad ascoltare, in quei brevi, benché intensi, istanti mi è parso di sentire librarsi dentro di me un fragore di gioia e pace, tanto forte da essere in grado di sovrastare qualsiasi altra apprensione, come se la mia mente avesse riscoperto quella calma ancestrale in grado di risvegliare emozioni antiche quanto essenziali per stimolare i sensi più reconditi.

Il silenzio, dunque, rappresenta non solo una necessità per poter condurre, in tranquillità, le nostre attività quotidiane, ma anche per ridare alla nostra mente vigore e benessere. Eppure, molti luoghi sono oggi preclusi a tale forma di "meditazione" a causa dell’eccessivo inquinamento fonico, luoghi oramai degradati, nei quali anche una passeggiata in compagnia o una sosta per una lettura, sono diventati fonte di stress ed ansia, poiché diventa difficile poter parlare ed ascoltare l'altro.

Da qualche tempo, alcune Amministrazioni locali, stanno lavorando per creare delle "isole del silenzio", ovvero dei luoghi isolati dai rumori delle città, nei quali poter far riscoprire i suoni della natura. Sono profondamente convinto che una società che non conosce e valorizza la sue origini non ha alcuna possibilità di costruire un futuro sereno, nel quale il benessere economico trae giovamento dalla sfera emotiva positiva delle persone.

Diversamente da recenti proclami, dai quali parrebbe che non possa esistere sviluppo senza il ritorno a condizioni di vita, ed anche purtroppo di lavoro, regredite di cui eravamo convinti di averne definitivamente accantonato l’esistenza, periodi nei quali venivano tollerate condizioni ambientali caratterizzate, ahimè, da un elevato degrado.

Lavorare per un'elevata qualità ambientale, avendo cura di preservare e tutelare l’habitat nel quale viviamo, può diventare, al contrario, un’importante opportunità di lavoro per nuove ed accresciute professioni, come stanno già sperimentando molti Paesi del Nord-Europa. Lavoro, inteso quale esigenza di crescita e sviluppo di una società, il cui fine mira a migliorare le condizioni di vita, le quali non possono prescindere da una concreta politica di riduzione del rumore, anche attraverso la valorizzazione delle aree nelle quali possa venir riscoperto l’importanza e l’efficacia del silenzio, sul nostro corpo ma anche, con particolare attenzione, ai benefici effetti sulla nostra mente, quale strumento e fucina dei nostri pensieri.

 

 

 

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